Ti conviene comprarlo: è scaduto!

In Inghilterra, i supermercati della catena East of England Co-op hanno cominciato a mettere in vendita prodotti scaduti a prezzo scontato: appena 10 centesimi. Un’operazione pensata per ridurre gli scarti e, quindi, lo spreco alimentare: grazie a questa iniziativa, la catena britannica ha stimato di riuscire a salvare dalla pattumiera circa 50 mila articoli alimentari, che altrimenti verrebbero buttati.

Molti giornali in Italia hanno ripreso la notizia e l’hanno lanciata sui social. Risultato? Sotto il post, tra i tanti commenti positivi, anche una marea di reazioni scomposte. Un paio di esempi per tutti da La Stampa e Sky TG24: cibi scaduti? Ma siamo impazziti? Per risparmiare pochi euro dovremmo forse rischiare la vita? Il governo della Gran Bretagna vuol far ammalare i propri sudditi! Tagliare sul cibo per comprarsi, magari, l’iPhone X? No, grazie!  Sai che impennate nelle vendite di Imodium, alla farmacia accanto?

Hate speech da carrello della spesa.

E’ chiaro che c’è una certa confusione su cosa vuol dire “scaduto”.

In molti, questa parola evoca batteri mortiferi dagli effetti devastanti: qualcosa di simile ai vermi giganti di Tremors che ti dissodano l’intestino come se fosse un campo di patate.
O, peggio, fa venire in mente le temibili malattie di “Io e i miei parassiti”, programma trash che, lo confesso, mi è capitato più volte di guardare per alimentare la mia – in verità già abbondantemente sviluppata – ipocondria. Roba tipo: una mattina ti alzi con la faccia piena di bolle purulente, tempo due minuti perdi conoscenza e, dopo un anno di coma e analisi che ti rivoltano come un calzino senza venire a capo di nulla – un dramma che in confronto le malattie impossibili del dottor House sono una banale influenza -, i medici scoprono che la merendina scaduta che hai mangiato mesi addietro ti ha provocato un’infezione che dal tratto digerente si è diffusa all’encefalo, quindi ti curano con una tempesta di antibiotici che per fortuna salva la tua capacità di aprire la bocca, masticare e digerire ma, ahimè, nulla può contro i gravissimi danni cerebrali che l’ignobile batterio ti ha causato.

Ecco, non è proprio così.

Certo, ci sono dei cibi con cui non si deve scherzare: lo yogurt, la mozzarella, i formaggi freschi, per citarne solo alcuni, se sono scaduti non ci pensare due volte e buttali. In caso contrario, se ti va bene te la cavi con uno di quegli tsunami intestinali che se vai in bagno con un libro appena iniziato lo finisci e fai in tempo pure a cominciarne un altro, se ti va male ti ritrovi in ospedale con una flebo per braccio, prosciugato dalla dissenteria. O anche peggio. Insomma, è ovvio che quei cibi, se sono scaduti, non li devi mangiare. Li riconosci perchè sull’etichetta c’è scritto “da consumare entro“: quella è la data di scadenza, cioè il momento oltre il quale, se lo mangi, un cibo ha il potere di scatenare l’inferno, dentro e fuori di te.

Ovviamente, non sono certo quelli i cibi che il supermercato ha scelto di mettere in vendita a prezzo scontato: quei cibi lì, una volta scaduti, passano direttamente dallo scaffale al cassonetto. No, i cibi che puoi mangiare anche dopo la scadenza sono quelli sulla cui etichetta c’è scritto “da consumarsi preferibilmente entro“, data oltre la quale perdono un po’ delle loro proprietà, ma se li mangi non muori né ti vengono malattie strane o incurabili. Per esempio? Per esempio prodotti in scatola e alimenti secchi come pasta e riso, che la catena britannica sta vendendo a prezzo scontato perché ancora commestibili, precisando tra l’altro di consumarli prima possibile. Nessuna vendita oltre la scadenza per prodotti come la carne o il latte che riportano sull’etichetta la data di scadenza. Eppure, di fronte a questa iniziativa lodevole e accolta con favore dai consumatori britannici, c’è ancora chi si scompone e grida allo scandalo.

Non ci stupiamo se i numeri sullo spreco alimentare sono tanto alti. Le stime della Fao  parlano di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo buttato ogni anno: in pratica, un terzo di tutto il cibo prodotto finisce nella pattumiera. E’ naturale: la persona che non comprerebbe mai un cibo scaduto è la stessa che a casa sua lo butta mezz’ora dopo la scadenza, pensando che sia pericoloso per la salute anche se pericoloso non è. Il paradosso è che, magari, proprio quella persona che si indigna perché un supermercato vende a prezzo scontato un prodotto scaduto è anche la stessa che, quando ci sono gli sconti, si accaparra quintali di prodotti sotto costo, li stipa nella credenza e puntualmente li fa scadere, e poi li butta, perché non è in grado di mangiarli per tempo. O che quando fa la spesa si infila con 3/4 del corpo dentro il reparto frigo per raggiungere la confezione di pasta fresca posizionata più in fondo, in teoria quella con la scadenza più lontana nel tempo, scartando quelle con la scadenza più vicina: così lei può fare la spesa a Ferragosto per il pranzo di Natale, mentre al supermercato migliaia di povere confezioni di pasta fresca scadono senza che nessuno le compri. E senza poter neanche essere vendute a prezzo scontato – quelle no.

Si parla tanto di spesa intelligente.

Ecco, spesa intelligente vuol dire anche questo: non comprare il pollo oggi come se dovessi mangiarlo fra sei mesi. E non comprarlo oggi se vuoi mangiarlo tra sei mesi: il supermercato non scappa. Non comprare per 15 se in famiglia siete in 4. Non comprare la pasta se a casa ne hai una confezione scaduta: mangia quella che hai già – al più presto, ovviamente  -. E se il tuo supermercato ti offre a prezzo ridotto biscotti e merendine oltre la data di consumo consigliata, che altrimenti butterebbe, non gridare al complotto e approfittane.

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