Nella dispensa dell’escursionista

Fare trekking in montagna ti rimette in contatto con i tuoi bisogni primari.
Mangiare, perché senza cibo le gambe si fermano. Dormire, per ristorarti dopo una giornata di cammino. Svegliarti presto al mattino e andare a letto presto la sera, perché in montagna i ritmi di vita li detta il sole: ti metti in marcia appena c’è abbastanza luce, ti riposi quando cala il buio. Avere un riparo – che sia un cappello o un tetto sulla testa – per proteggerti dai capricci del tempo. Sgombrare la mente dai pensieri inutili per fare spazio alla bellezza della natura. Essere aperto agli altri: all’escursionista che ti sorride quando ti incrocia sul sentiero, a quello che ti siede accanto al rifugio e che, tra un boccone e l’altro, ti racconta da dove arriva e qual è la sua prossima meta, a quello che ti dorme vicino in camerata e che al mattino è il primo a darti il buongiorno, anche se non vi conoscete
La vita di montagna è un ritorno all’essenzialità, perché nello zaino c’è posto solo per quello che ti serve davvero. E anche nella tua dispensa. I cibi che ci metti dentro sono quelli di cui hai bisogno per affrontare una lunga giornata di cammino: semplici, genuini, nutrienti. Per un escursionista fare trekking vuol dire rinunciare a ciò che è superfluo per riscoprire la bellezza delle piccole cose. E questa ricerca di autenticità affiora anche tra le righe della sua lista della spesa. Come questa.

lista-della-spesa-montagna

L’ho trovata l’estate scorsa in vacanza a Corvara, in Val Badia, a pochi passi dall’imbocco di un sentiero appena fuori dal centro abitato. Poche parole, una manciata di cibi che sono l’essenza della semplicità e la sintesi perfetta della vita di montagna. La mia e quella di chiunque abbia provato almeno una volta l’esperienza totalizzante e appagante di camminare in mezzo alla natura, di sfidare se stesso prima ancora del paesaggio impervio che lo circonda, di guardare in faccia i propri limiti per scoprire, quando assapora la vetta, di averli superati.
La giornata, quando sei in montagna, inizia presto, spesso molto prima che in città: e stranamente non ti pesa.
Fai colazione: pane, burro, marmellata, latte, uova. Il tuo corpo ha bisogno di carburante per mettersi in cammino.
Ti vesti velocemente, perché in montagna quel che conta è l’equipaggiamento, non l’apparenza. Allacci gli scarponi, metti lo zaino in spalla e vai. Vai finché le gambe vanno. Al massimo ti fermi a bere: l’acqua in montagna è vitale come e più del cibo. Fai una pausa per controllare la carta. E per mangiare: se il tempo è buono un panino all’aria aperta, se fa freddo un piatto caldo al rifugio. Sosti quel tanto che basta per recuperare un po’ di energia, per lasciare che la vista che hai davanti si imprima con forza nella tua mente, per incamerare quanti più dettagli puoi dell’infinito che si staglia davanti a te.
Ti rimetti in marcia e tendi l’orecchio ai suoni: il fischio di una marmotta, lo stridio di una seggiovia che passa poco sopra la tua testa, la risata di una comitiva che ti viene incontro, ma per lo più il silenzio. La pace, fuori e dentro di te.
Intanto, all’orizzonte, il cielo comincia ad imbrunire. La ghiaia lascia il posto all’asfalto e capisci che sei quasi arrivato. Vedi i tetti del paese, il campanile della chiesa, la fontana.
Entri in casa, posi a terra lo zaino, togli gli scarponi, fai una doccia, ti prepari una cena frugale – carne, insalata, pane -, ti siedi, mangi, dormi di un sonno placido e profondo. Domani ti aspetta un’altra giornata. Un altro sentiero. Un’altra cima. E, di nuovo, la semplicità delle piccole cose.

Si va in montagna per essere liberi
per scuotersi dalle spalle tutte le catene
che la convivenza sociale impone
per non inciampare ogni due passi
in imposizioni e proibizioni
Si va in montagna anche per sbizzarrirsi
una buona volta e
immagazzinare nuove energie

Tita Piaz
il Diavolo delle Dolomiti

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2 thoughts on “Nella dispensa dell’escursionista

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