Mamma, vado a vivere da solo

Giovane, appena uscito dal guscio di casa sua. Per lo studente fuori sede fare la spesa è un’esperienza nuova. Come esplorare un pianeta sconosciuto. Se non fosse che invece di viaggiare su uno Shuttle deve trascinarsi dietro un carrello e che più che fluttuare leggero in assenza di gravità è schiacciato dal peso dei prezzi del supermercato. Cosa compra?

Lista della spesa dello studente

Cibo poco, perché di solito lo studente fuori sede a casa non mangia. C’è la mensa per questo (o, quando è fortunato e la città che ha scelto per l’università non dista troppo da casa sua, le provviste di cui la mamma generosamente lo rifornisce ad ogni ritorno all’ovile). Al massimo, a casa fa colazione: cereali e biscotti. O si abbuffa di cioccolata studiando.
Quello che compra sono soprattutto piccoli oggetti con cui arredare la sua nuova cameretta. Perché di solito le case che gli studenti fuori sede prendono in affitto – rigorosamente insieme ad altri studenti fuori sede e senza un regolare contratto, cosa che impedisce loro di rivendicare almeno un armadio che non traballi e un water che sia nella stessa stanza del bidet – somigliano più ad un campo profughi che ad un albergo a 4 stelle, quindi può capitare che il malcapitato giovane, appena insediato, debba uscire a procurarsi l’essenziale: scopa, paletta, cuscino e una tenda per la doccia.

A me, in fondo, non è andata male. Nella mia prima stanza di universitaria c’era tutto quel che serviva: un letto, un armadio, una scrivania, un cestino per la carta straccia. Era tutto di fine ‘800, ma c’era. Purtroppo c’era anche quello che non avrei voluto: scarafaggi accampati nella vasca da bagno, una coinquilina vanitosa pronta a piangere per un taglio di capelli sbagliato (fatto da un parrucchiere all’ultimo grido che, oltre alla testa, le avrà sicuramente alleggerito anche il conto corrente), un mobile della dispensa con lo sportello rotto, inutile guardiano delle mie provviste. Che infatti spesso finivano anche se non ero io a mangiarle.
Il copione si è ripetuto un po’ in tutte le case che ho preso in affitto durante i miei anni universitari. Ma, per una coinquilina che mangiava impunita i miei biscotti, ne ho trovate altre pronte a condividere con me le delizie preparate dalle loro mamme. E la mia ira di buongustaia depredata si è placata a colpi di piadine, waffel traboccanti di marmellata e orecchiette fatte in casa.

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